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AD10S, la scrittrice Loredana De Vita: “Il il merito del “pibe de oro”? dare voce alla speranza, far credere che tutto fosse possibile”

Credo sia impossibile ci siano napoletani della mia età che non abbiano ricordi legati a Maradona, persino io, così ignorante di tutto ciò che è il pallone e lo sport in genere ne ho, e più di uno. Ricordo la fibrillazione che correva nelle vene per ogni goal come se in campo a tirare quel pallone ci fossi proprio tu e non il prestigioso goleador; ricordo il sussurro che diventava boato, le persone affacciate ai balconi che sventolavano le bandiere del Napoli; ricordo i motivetti -o mama mama mama sai perché mi batte il Corazon, ho visto Maradona (2 volte), uè, mamà, innamorato son…- e le filastrocche cantate a squarciagola dai balconi mentre per le strade si ballava senza vergogna e gioiosi quel ritmo semplice capace di creare legami.

Quello che ricordo di più, però, sono i volti e gli occhi delle persone che, per 90 minuti perdevano le pieghe aspre del quotidiano e ritrovavano la morbidezza dell’innocenza. Forse, per me che sono inesperta e guardo alla situazione dal punto di vista prettamente umano, era questo il merito del “pibe de oro”, dare voce alla speranza, al credere che tutto fosse possibile anche in una città martoriata e sempre in allerta per un motivo o l’altro.

Certo, non un modello perfetto, anche lui ha dovuto lottare e perdere e poi rialzarsi e poi cadere, ogni giorno così, trascinato da una vita che gli sfuggiva di mano senza nascondergli neanche i meandri più oscuri, forse questa fragilità lo ha reso più umano, forse questa caducità lo ha fatto amare di più perché lo ha reso più vero, perché ha denunciato nella sua impossibilità di vincere ogni battaglia della sua vita, che si può essere fallaci, fragili e disperati persino quando si avrebbe tutto.

La sua vita e la sua caduta, morale e fisica, sono forse metafora ed esemplificazione di tante vite nelle quali l’urlo interiore si placa assordato da quello di gioia che lo circonda e che si assume come fosse il proprio urlo, ma, chissà, forse quella voce avrebbe voluto narrare anche di altro senza averne le parole, senza saper riconoscere il suono della propria vita in mezzo al frastuono della vita degli altri. Resta e resterà un mito, quasi irraggiungibile, forse, eppure mi resta l’amaro in bocca di non aver potuto comprendere oltre il ruggito di chi ne ha subito il fascino, quale sia la sua vera voce, la sua vera parola, il suo vero canto.
di Loredana De Vita

Loredana De Vita, napoletana, scrittrice, docente di Lingua e letteratura inglese, giornalista pubblicista e counselor, ha un percorso formativo che rispecchia la maturazione di una personalità particolarmente versata alla comunicazione e all’ascolto nel rispetto per la vita e i viventi. Tra le sue pubblicazioni, per Armando: Giochiamo che ero… Conversazione con chi ama la scuola (2009), Genitori senza controllo (2010), Altro non siamo che voce (2011). Per Nulla Die, Donna a metà (2014), Oltre lo specchio. Immagini e cultura del femminile (2015), Alla scoperta dell’invisibile. Adolescenti alla ricerca di sé (2016). C’è una cosa inusuale ma concreta che desidera dire nella sua biografia: paga le tasse e ama la vita.

This post was published on Nov 26, 2020 15:12

Redazione web

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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