Attualità

Casa Partenope, uno spazio di rinascita per le donne in fuga dalla violenza

A Napoli apre una nuova casa rifugio ricavata da un bene confiscato al clan Giuliano: un altro pezzo di città sottratto alla camorra e restituito a chi ne ha più bisogno.

Napoli inaugura “Casa Partenope“, una casa rifugio destinata alle donne vittime di violenza, ricavata da un immobile confiscato nel 2013 a un esponente del clan Giuliano.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma del Comune di Napoli che punta a restituire alla collettività il patrimonio sottratto alla criminalità organizzata attraverso il riuso sociale. Il bene è stato affidato alla cooperativa sociale Prodoos che, a febbraio 2024, ha siglato la convenzione con l’amministrazione comunale, avviando i lavori di riqualificazione e ottenendo l’accreditamento regionale. Un percorso non brevissimo, come spesso accade quando si tratta di burocrazia e ristrutturazioni, ma arrivato finalmente in porto.
“Oggi è una bella giornata che sancisce una nuova restituzione alla cittadinanza di un bene sottratto alla criminalità e riutilizzato per finalità pubbliche“, ha sottolineato Antonio De Iesu, assessore con delega alla Legalità. E ha ragione. Perché ogni volta che un appartamento, un garage, un terreno strappato alla camorra viene rimesso in circolo per uno scopo sociale, è un segnale concreto che lo Stato può vincere non solo nei tribunali, ma anche nella quotidianità dei quartieri.
Casa Partenope non è un episodio isolato. Ad oggi sono tre le case rifugio realizzate a Napoli e destinate ad accogliere donne vittime di violenza; a queste si affiancano due case di accoglienza per vittime di tratta e richiedenti asilo, cinque strutture di semiautonomia per donne che stanno uscendo dalla violenza, un hub dei servizi e delle culture, percorsi formativi di avviamento al lavoro, un bistrot solidale e persino un orto giardino solidale. È inoltre in fase di studio un progetto analogo rivolto alle persone vittime di discriminazioni sessuali. Una rete, insomma, non solo un tetto.
A spiegare la visione che ci sta dietro è Raffaella Ruocco, rappresentante di Prodoos: “Qui potremo accogliere donne e bambini vittime di violenza, restituendogli il diritto a un luogo sicuro in cui vivere e crescere, e lo facciamo in un bene confiscato dando un ulteriore valore sociale. Lavoreremo in rete con i servizi sociali, le forze dell’ordine, i Cav perché riteniamo che sia il metodo che favorisce una presa in carico integrata della donna“.
All’inaugurazione era presente anche Enza Amato, presidente del Consiglio comunale, che ha definito Casa Partenope “un altro tassello che testimonia con interventi concreti la visione integrata che l’amministrazione ha sul tema del riutilizzo“.
Casa Partenope è una risposta concreta a tante storie invisibili. Non risolve tutto, ma ogni spazio in più è una porta in più che si apre per chi ne ha disperatamente bisogno.

This post was published on Mag 12, 2026 10:54

Redazione

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