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Casino della Vaccheria di San Leucio: storia da non dimenticare

Il Casino della Vaccheria di San Leucio oltre l’oblio del Risorgimento

Con il fine di riaprire gli occhi e non dimenticare il patrimonio culturale duosiciliano consegnato all’oblio dell’ideologia risorgimentale, parliamo oggi del Casino della Vaccheria, nucleo originario di quello che poi fu il Real sito di San Leucio, in provincia di Caserta. Il quartiere della Vaccheria risale al lontano 1750 – 1773, ovvero al primo suo insediamento per volontà di re Ferdinando IV di Borbone.

Il Casino della Vaccheria dalle origini all’esperimento sociale di San Leucio

Al primo insediamento risale l’ormai noto Casino “Vecchio” o del Belvedere, residenza di caccia borbonica poi abbandonato in seguito alla morte del primogenito Carlo Tito nel 1778. Il Casino “Vecchio” fu concepito come una dimora di campagna panoramica, aggettante sulla piana di Caiazzo. Intorno alla sua pianta rettangolare e alla Cappella dedicata a San Leucio (legata al casino per il tramite di un pronao) sorsero i capannoni per l’allevamento delle vacche sarde e le canettiere. 

Dal Casino Vecchio al Real Sito di San Leucio si percepisce l’insegnamento di Antonio Genovesi

Nel quartiere della Vaccheria i due edifici del Casino Vecchio e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (costruita dagli architetti Collecini e Patturelli in soli due anni, dal 1803 al 1805) si affacciano l’uno sull’altro e sono idealmente affini, ma sono nati in due momenti diversi della storia dell’esperimento di San Leucio. Insieme le architetture rientrano perfettamente all’interno di quel progetto borbonico seguito all’incipit di Carlo III di Spagna e cioè risollevare storicamente le Due Sicilie dalla decadenza del Vicereame spagnolo di Don Pedro di Toledo.

Nel 1750 Ferdinando IV preferì la collina di San Leucio per creare una riserva naturale e di caccia, ma questa riuscì ad affiancarsi e a integrarsi, per quanto poi abbandonata, perfettamente con ciò che fu l’esperimento politico, sociale ed economico della Comunità di San Leucio. Attraverso un’ispirazione legata molto probabilmente all’insegnamento di Antonio Genovesi, la corona ridisegnò il paesaggio urbanisticamente, il quale nel 1773 vide l’erezione del muro di cinta attorno la selva collinare.

Continuità tra l’Assolutismo illuminato alla Restaurazione post-repubblicana

Con la stessa finalità strategica e il desiderio di iniziare a costruire una tenuta di caccia in questi luoghi, fu instaurato il complesso della Vaccheria. Il vecchio casino rappresenta il fulcro del primo insediamento in tal senso, da dove il re avrebbe disegnato e guidato gli esperimenti sociali. Nel 1776 all’interno dei capannoni dismessi vennero edificate le manifatture seriche del metodo torinese Brudetti e da una economia di stampo agricolo, ne fu poi concepita una di tipo industriale e manifatturiera molto particolare, cioè di ispirazione socialista di scuola genovesiana.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Allo sviluppo manifatturiero seguì quello edilizio che impiantò poi quello che sarebbe stato il Real Sito di San Leucio vero e proprio. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, fu costruita con un generale gusto neoclassico con una facciata neogotica in tufo piperno incardinata da due campanili. La struttura cultuale presenta una croce latina, con tre altari in marmo pregiato. Due rampe simmetriche portano il visitatore ad un sagrato in basalto sul quale si erge poi la facciata.

Quest’ultima, su personale disegno di Ferdinando IV, venne partita da lesene e nicchie trilobate contenenti statue in terracotta,  un portale d’ingresso, inquadrato da un’ogiva racchiusa da torri angolari, che lasciano intendere ben poco dell’interno. Quest’ultimo presenta un’unica navata chiusa da un’abside e altari laterali, un tripudio di pieghe di gusto  neobarocco, con un pavimento lastricato in marmo policromo.

Al centro dell’altare maggiore domina le altezze un dipinto del 1805 di Pietro Saia, intitolato Veduta della colonia di S. Leucio con il Belvedere ed i quartieri operai. La cupola ricorda quella di Palazzo Reale e dialoga perfettamente con le scalette di travertino a chiocciola che conducono ai coretti e al loggiato esterno.

This post was published on Gen 20, 2015 13:28

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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