Con la speranza di essere una “alternativa” al grande spettacolo Expo 2015, e volendo sottolineare le contraddizioni e le inconsistenze di quest’ultima, arriva a Milano l’Expo dei popoli. Dal 2 al 6 giugno, in una sede ancora sconosciuta, l’Expo dei popoli, per quanto timida ed effimera, sarà sostanzialmente un forum internazionale di organizzazioni e movimenti globali, nella cui sede una sorta di Costituente coinvolgerà 147 nazioni, 3 organizzazioni internazionali e milioni di visitatori, affinché si giunga a sottoscrivere una “Carta dell’Expo dei Popoli Milano 2015”, un contributo alla tanto auspicata eredità immateriale dell’Esposizione Universale che alla definizione in sede ONU della nuova Agenda per lo Sviluppo Post-2015.
In uno scenario internazionale scandito da uno stato di guerra permanente e dal fallimento della diplomazia, dalla rottura degli equilibri economici classici e dal ritorno di vecchie e becere strategie coloniali, dalla svolta autoritaria e militare delle democrazie occidentali e dal ritorno di pretese da capitalismi imperiali, il programma per una Expo dei popoli e per la creazione, a tavolino, di un documento giuridico e morale condiviso, per l’educazione alimentare e ambientale del pianeta, aspira a voler rappresentare la volontà generale dei popoli, che, seduti su comode poltrone, si impegneranno a realizzare e sottoscrivere un manifesto pseudo-politico. In base alla pagina on line dell’Expo dei popoli trapela come questa iniziativa aspiri a rappresentare il mondo dei popoli escluso dall’Esposizione Universale 2015 di Milano (e con esso le imprese sconosciute) contro i grandi capitali industriali, e con tutto ciò ciò valorizzare il discorso per una produzione alimentare di massa che se non riesce ad essere a finalità sociale prova, almeno, ad essere compatibile e sostenibile con l’ambiente.
Di primo acchito l’iniziativa potrebbe reggere come una manifestazione importante di dissenso, tuttavia il progetto di una Costituente morale e giuridica dei popoli non è altro che una delle tante false rappresentazioni di reazioni anti-sistema che sono possibili rintracciare sul web e nel mercato globalizzato; questo perché manca qualsiasi tipo di soggettività politica, economica, sociale agente. L’Expo dei popoli tenta di essere una credibile volontà di cambiamento, pur essendo priva di alcuna volontà, alcuna soggettività organizzata, con nient’altro che un pezzo di carta.
Fatto sta che 147 nazioni, 3 organizzazioni internazionali e milioni di visitatori attesi per Expo 2015 (che dal primo maggio al 31 ottobre cercherà di fare di Milano la città eletta per la cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, la cura dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani, il consumo critico, la produzione biologica e molto altro ancora), con l’Expo dei popoli verranno invitate a collaborare per una “più reale” iniziativa. 40 organizzazioni italiane cercheranno, in casa, di egemonizzare il dibattito pubblico intorno all’idea di una “Costituente” per nutrire il pianeta, ma sarà veramente tale? L’esperienza del Protocollo di Kyoto insegna che in mancanza di un unico soggetto politico nulla ha il potere di trasformare la realtà.
In un pianeta martoriato dai conflitti e dalla distruzione delle sovranità nazionali non si vede come questa Carta possa essere vincolante ed effettiva, applicabile. Riuscirà la Carta dell’Expo dei popoli Milano 2015 in ciò che neppure il Protocollo di Kyoto o la Dichiarazione dei diritti umani sono riuscite a realizzare? Quanto gli inconsistenti concetti di “sovranità alimentare” e “giustizia ambientale”, uniranno milioni di individui nel mondo?
This post was published on Feb 10, 2015 17:55
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