Categories: Legalità

“E i corrotti non saranno perdonati”

di Tonino Scala

“Mafie e Professioni – Rapporti, Conflitti, Contatti” è stato questo il convegno al quale ho partecipato  il 25 marzo a Napoli promosso dall’Ordine degli Avvocati di Napoli, l’Associazione “Contro le mafie”, l’Associazione Libera e l’U.I.F. (Unione Italiana Forense sez. di Napoli).

Un convegno con un bel parterre che partendo dal tema in programma si è soffermato su quella che è la vera e propria emergenza in Italia, come a Napoli e in Campania. In Italia c’è un allarme Rosso. Non penserete che Putin dopo la Crimea voglia annettere anche l’Italia alla Russia solo perché alcune regioni da sempre vengono definite rosse! La cosa è altrettanto grave come per la vicenda Ucraina, ma trattasi di corruzione e di rapporto mafie professioni.

Due questioni che sembrano distinte ed invece sono parte dello stesso problema. Il patrimonio sottratto fino a oggi alla criminalità organizzata e a disposizione dello Stato, ammonta a 20 miliardi. L’80 per cento degli asset confiscati (17 mila costruzioni e 1.700 imprese) è localizzato nelle quattro Regioni dell’obiettivo convergenza: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia. Il rapporto annuale SosImpresa, sostiene che i ricavi complessivi della “Mafia spa” ammonterebbero a 138 miliardi di euro, con un utile pari a 105 miliardi. Per non parlare del riciclaggio generato dall’economia criminale tra il 7 e l’8 per cento del Pil. Solo questi dati, queste cifre, potrebbero dare una boccata d’ossigeno ad una economia e ad un paese oramai allo sbando.

Se a tutto questo aggiungiamo la corruzione che nel bel paese è diventata quotidiana normalità avremmo risolto tutti i nostri problemi. Per comprendere la gravità del fenomeno basta leggere le cifre del rapporto Malmström, il dossier sulla corruzione nei Paesi dell’Unione, a dir poco scandalose. Il costo delle mazzette in Europa ammonta a 120 miliardi di euro. L’Italia macina da sola la metà di quel malaffare. 120 miliardi di euro, “praticamente l’equivalente del bilancio stesso dell’Ue”, è il costo della corruzione nel Vecchio Continente (nessun Paese ne è indenne), ben 60 sarebbero made in Italy: quattro punti di Pil (mentre si fatica a mettere un segno più davanti a un misero zero virgola di crescita); tre volte il gettito Imu.

Va detto che l’Italia brilla anche per record di evasione fiscale. Cosa lega i due fenomeni? Un pacchetto di leggi fatte per favorire chi si nasconde ma anche e soprattutto un fatto culturale. Analizzando ancora il rapporto si deduce che il 97% degli italiani percepisce il fenomeno come dilagante, il 42% se ne sente vittima. 97 italiani su cento (75 in Europa) sono convinti che la corruzione aumenti e si diffonda; 88 che senza raccomandazioni o spintarelle non sia possibile godere di alcun servizio pubblico; 64 che la politica sia lo strumento indispensabile per fare business; che non c’è appalto in edilizia o sanità che non nasconda il pericolo di mazzette.

I fattori di persistenza della corruzione in Italia: tempi di prescrizione troppo brevi, leggi ad personam, scarsa trasparenza di finanziamenti ai partiti e appalti pubblici, ma aggiungo la concezione che questa sia l’unica strada da percorrere. Bisogna aggredire le mafie, i corrotti ma questi diti ci dicono anche altra cosa che il problema è soprattutto di tipo culturale. È da qui che bisogna partire. Vi è la necessità di creare la cultura del “non è questa l’unica strada possibile”. “E i corrotti non saranno perdonati” mi auguro che le parole Papa Francesco possano arrivare lì dove i comuni mortali non son riusciti ad arrivare.

This post was published on Mar 31, 2014 17:42

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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