Attualità

James La Motta trionfa al Chiara Melle Corto Film Festival con “Tao – tutto bianco tutto sporco”

Grande successo per la seconda edizione del Chiara Melle Corto Film Festival, il concorso dedicato ai cortometraggi che affrontano temi sociali di grande attualità tenutosi a Sava (Ta) il 6 marzo.

A conquistare il pubblico e la giuria è stato l’attore e regista napoletano James La Motta, protagonista assoluto della serata grazie al suo ultimo lavoro, “Tao – tutto bianco tutto sporco”, che ha vinto il primo premio come miglior film nella categoria indipendenti e anche il premio del pubblico. Il cortometraggio è stato premiato con la seguente motivazione: “Per l’originalità nella cura dei dettagli e la sensibilità nel raccontare, attraverso le immagini, un tema delicato e importante come il diritto alla genitorialità per i figli dei detenuti.” Sia la giuria popolare che quella tecnica hanno scelto il lavoro di La Motta all’unanimità, e a consegnare il premio al regista sono stati il sindaco di Sava, Gaetano Pichierri, e il presidente dell’associazione organizzatrice, Gaetano Leo. Nel suo intervento, La Motta ha voluto dedicare il riconoscimento ai giovani e al valore dell’amicizia, sottolineando anche il ruolo sociale del cinema: “Il cinema può diventare uno strumento importante per combattere la violenza e le discriminazioni”. Il regista condivide infatti con l’Associazione Chiaramelle ODV ETS, organizzatrice del festival, una missione ben precisa,  contrastare fenomeni come bullismo, cyberbullismo e violenza di genere, attraverso progetti di prevenzione rivolti soprattutto ai più giovani.

Il film affronta una questione di cui si parla troppo poco, quasi con imbarazzo, ovvero il diritto alla genitorialità dei detenuti e soprattutto il destino dei loro figli. Dietro le mura di un carcere infatti non finiscono solo condanne ma anche relazioni familiari, e spesso a pagare il prezzo più alto sono proprio i figli che crescono con il peso di uno stigma sociale difficile da portare: non hanno commesso alcun errore, eppure si ritrovano a fare i conti con vergogna, silenzi e giudizi. Il punto allora non è giustificare chi ha sbagliato, le responsabilità restano e le pene devono essere scontate. Ma la domanda che il film solleva è un’altra, più scomoda: è giusto che l’errore di un genitore diventi una condanna anche per i figli?

Il lavoro di La Motta prova a rispondere sottolineando che chi sbaglia non è automaticamente un mostro, ma spesso è qualcuno travolto da fragilità, scelte sbagliate e circostanze che hanno portato a conseguenze pesanti. La premiazione è il frutto di un grande lavoro svolto dal regista, a partire dalla scelta di un cast di rilievo (tra gli attori presenti ricordiamo, tra gli altri, Patrizio Rispo), ma soprattutto uno studio accurato che lo stesso regista ha condotto all’interno del carcere di Secondigliano, a Napoli. È proprio lì che ha cercato di comprendere non solo le personalità dei detenuti, ma anche la dimensione morale e umana che caratterizza la vita di chi è recluso, un lavoro di osservazione e ascolto che è andato oltre la semplice documentazione. All’interno dello stesso carcere, infatti, sono stati individuati anche alcuni detenuti che hanno scelto di partecipare attivamente al progetto, prestando il proprio volto e la propria esperienza alla realizzazione del film, persone comuni che, davanti alla macchina da presa, sono riuscite a trasformarsi in veri e propri attori.

La seconda edizione del festival si è chiusa con un ottimo risultato, e intanto l’associazione e i suoi volontari stanno già preparando nuove attività, con l’obiettivo di dare ancora spazio ai giovani e alle loro prospettive per il domani.

This post was published on Mar 12, 2026 8:50

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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