Categories: Attualità

Le voragini del suolo e le crepe della società

Nelle ultime settimane stiamo assistendo al desolante e preoccupante fenomeno delle voragini e delle crepe che si stanno aprendo in svariate zone collinari partenopee. Da via Morghen a via Solimene, da San Martinoa via Pietro Castellino, è tutto un quotidiano susseguirsi di interruzioni della arterie stradali, di recinzioni e transennamenti precauzionali di edifici, di limitazioni e divieti di circolazione, causati da improvvisi cedimenti del manto stradale, con conseguenti disagi per il già caotico traffico vomerese e soprattutto per gli abitanti dei palazzi e delle strade pericolanti. Intere famiglie, compresi bambini, disabili, anziani soli, si sono trovati a far fronte all’imprevedibile situazione di dover lasciare forzatamente la propria abitazione, senza che le autorità preposte provvedessero subito in merito.

Le conseguenze delle precipitazioni a Napoli sono spesso devastanti: dagli allagamenti all’innalzamento dei livelli idrometrici, dai fiumi di acqua e detriti che invadono le sedi stradali a possibili frane. In molti casi gli allagamenti di fango, acqua melmosa e detriti riguardano anche sottoscala di palazzi, locali commerciali sul piano stradale.

E’ una situazione anche psicologicamente difficile da gestire, come ad esempio quando si viene sgomberati da edifici che, già attenzionati per rischio idrogeologico, vedono ritardare i previsti interventi di riqualificazione, con conseguente abbandono di sedi abitative, se non di attività lavorative, come recentemente nella zona est della città.

Molto si potrebbe dire a proposito: ritardi nel predisporre misure di studio e prevenzione della fragilità idrogeologica, incuria nella gestione del patrimonio pubblico, scarsa e tardiva collaborazione tra le istituzioni preposte.Tutto vero, certo.

Del resto da decenni c’è una diffusa consapevolezza della fragilità del territorio urbano collinare e più in generale partenopeo: qualcuno parla di un sottosuolo a “gruviera”. Nei territori dove passa la linea metropolitana è frequente sentire vibrare il sottosuolo anche dalle proprie abitazioni.

E questa situazione si aggiunge all’esplosiva precarietà di aree urbane come i Campi Flegrei, sottoposte quotidianamente a sciami sismici puntualmente registrati dai sismografi.

Ma viene da pensare come quel che sta accadendo sia un po’ una metafora di una più generale crisi della città, che vede aprirsi quotidianamente fessure nel già precariotessuto urbano e sociale:un progressivo processo di disgregazione di una precedente condizione di unitarietà.

Tanti malesseri del vivere comune, dalla crisi della Sanità che spinge tanti a curarsi al nord, a quella della scuola che vede sempre più ridursi le platee scolastiche e aumentare l’abbandono scolastico, mostrano una lacerazione sempre più evidente della coesione sociale. Come spiega Bernardo Secchi nel suo “La città dei ricchi e la città dei poveri”, c’è uno stretto rapporto tra urbanistica, etica e politica: trattare della città significa parlare anche di luoghi di conflitto, di creazione e decisione, come anche di desideri e cambiamento.

Ecco allora che le crepe del territorio manifestano fisicamente una frammentazione e un vuoto più complessivi di una società sempre più atomizzata e fragilizzata, scossa nelle fondamenta da movimenti tellurici e boati provenienti da numerosi e contrastanti gruppi e istanze sociali ed economiche.

Chi ama davvero la Napoli della cultura e della bellezza, della storia e della creatività dovrebbe fare i conti anche con quest’altra faccia problematica e inquietantedella città, che esprime disagio, esigenza di essere presa sul serio e soprattutto bisogno di qualcuno che finalmente se ne prenda cura.

This post was published on Mar 11, 2024 14:44

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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