L’eredità di Giovanni Falcone non si esaurisce nella celebrazione della memoria, ma vive come metodo di indagine, modello di giurisdizione e riferimento etico imprescindibile per magistrati, avvocati, scuole e società civile.
È questo il filo conduttore emerso con forza dal convegno dedicato al giudice antimafia, promosso dalla Fondazione guidata da Ugo Verrillo in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere e l’Unione Nazionale per la Cultura Antimafia (Unica).
Un incontro di alto profilo che ha visto la partecipazione di figure di spicco del mondo giuridico e accademico, trasformandosi in una profonda riflessione sulla giustizia, sul rigore delle regole e sulla responsabilità morale personale.
La Fondazione e l’avvocatura: presìdi di legalità e cultura.
Nell’aprire i lavori dell’incontro, il presidente della Fondazione l’Avv. Ugo Verrillo ha tracciato un ritratto partecipe di Giovanni Falcone, definendolo non un’icona astratta, ma un vero e proprio simbolo di legalità formale e sostanziale, di coraggio civile e di incondizionato servizio alle istituzioni. Verrillo ha rivolto un sentito ringraziamento all’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere, guidato dalla presidente Angela Del Vecchio, ai consiglieri presenti (Maria Conforti, Gianmarco Carozza, Bruno Amirante, Marisa dei Quattro, Maria Orlando) e all’Unione Nazionale per la Cultura Antimafia, rappresentata da Raffaele D’Aiello.
Il presidente della Fondazione si è poi soffermato sul contributo dei relatori intervenuti, citando espressamente l’avvocato Emanuele Pimpinella, il professor Massimo Rubino De Ritis, l’avvocato Severino Berardi e il magistrato Catello Maresca — di cui ha rimarcato il riconosciuto prestigio e l’impegno costante nella lotta alla criminalità organizzata e nell’approfondimento del pensiero falconiano.
Entrando nel merito del ruolo dell’organismo da lui presieduto, Verrillo ha ribadito come per la Fondazione la cultura debba essere intesa quale fondamentale fattore di crescita civile e comunitaria, e non semplicemente come mero strumento di formazione tecnica per la classe forense. In questa prospettiva si collocano le numerose iniziative promosse negli anni sui temi della memoria delle vittime di mafia, della cittadinanza attiva e dei referendum sulla giustizia, nonché la fitta rete di collaborazione intessuta con le scuole di ogni ordine e grado di Santa Maria Capua Vetere e di altri territori.
Per Verrillo, infatti:
* La legalità è educazione, non si riduce alla sola applicazione passiva delle norme, ma va costruita giorno per giorno attraverso la conoscenza, il dialogo quotidiano e l’esempio concreto di impegno civile.
* La memoria è impegno, il ricordo di Falcone non deve restare una celebrazione rituale, ma trasformarsi in consapevolezza critica e la consapevolezza in azione concreta.
* L’avvocatura è un presidio essenziale, gli avvocati garantiscono l’equilibrio della giurisdizione, la difesa dei diritti fondamentali e la tenuta dello Stato di diritto, concorrendo — insieme a magistratura e forze dell’ordine, ciascuno nell’autonomia della propria funzione — a quella responsabilità condivisa che è la lotta alle mafie.
Sulla stessa linea la Presidente l’Avv. Angela Del Vecchio, che ha collocato l’evento nel percorso dell’Ordine teso a ribadire la presenza attiva dell’avvocatura sul territorio, a maggior ragione dopo la perdita di presìdi istituzionali fondamentali come le sezioni distaccate. Del Vecchio ha ricordato come il dovere deontologico di competenza (articolo 14 del codice deontologico) e lo studio approfondito siano la prima garanzia per la tutela dei diritti.
Nel suo intervento ha analizzato i pilastri del “metodo Falcone” applicato al processo:
* Prove rigorose, un’accusa non può fondarsi su teoremi o intuizioni, ma richiede riscontri oggettivi, rigorosi e inattaccabili sul piano procedurale.
* Rifiuto delle scorciatoie emergenziali, Falcone operò in momenti di altissima tensione, ma rifiutò qualunque compressione delle garanzie procedurali, mantenendo il medesimo rigore e rispetto della forma anche nel rapporto con i collaboratori di giustizia.
* Ricerca della verità e terzietà, la condanna è legittima e irrevocabile solo se scaturisce da un processo leale in cui il magistrato ricerca la verità (anche a favore dell’imputato) e le parti mantengono la dovuta distanza e imparzialità.
Nel suo intervento, la Presidente Avv. Angela Del Vecchio ha analizzato i pilastri del metodo Falcone all’interno del processo:
* Il valore della prova, Un’accusa non può fondarsi su teoremi o intuizioni, ma deve poggiare su riscontri oggettivi, rigorosi e inattaccabili sul piano procedurale.
* Lealtà processuale, Il rispetto rigoroso delle regole garantisce la legittimità e l’irrevocabilità della condanna. Il magistrato inquirente, sulla scorta dell’insegnamento di Falcone, deve cercare la verità — tenendo conto anche degli elementi favorevoli all’imputato — e non la condanna a ogni costo.
* Il rifiuto delle scorciatoie, Pur operando in un contesto di forte emergenza, Falcone ha sempre respinto logiche capaci di comprimere le garanzie procedurali, mantenendo un rigore inflessibile anche nel rapporto con i collaboratori di giustizia, nel segno del rispetto della forma e della legge.
Un contributo di profonda intensità umana e civile è stato portato dall’avvocato Emanuele Pimpinella, tra i primi ad aderire all’associazione UNICA. Pimpinella ha richiamato il significato intimo e personale di questo impegno: per chi ha vissuto in prima persona la violenza mafiosa, la memoria non è un esercizio astratto, ma una presenza che accompagna la vita di tutti i giorni.
Ricordare Giovanni Falcone nel solco della cultura della giurisdizione significa — secondo Pimpinella — comprendere che dietro ogni fascicolo e ogni vicenda giudiziaria ci sono persone reali, con le loro esistenze e le loro ferite. A questo dolore la giustizia ha il dovere di rispondere non con la sommarietà, ma attraverso il rigore assoluto nell’accertamento dei fatti e il rispetto inflessibile delle garanzie costituzionali.
Pimpinella ha inoltre rimarcato la necessità di edificare una cultura antimafia viva, capace di passare attraverso l’ascolto, il dialogo e il confronto continuo, soprattutto con le giovani generazioni. Nel ringraziare la Fondazione FEST, l’Ordine degli Avvocati e i partecipanti, ha rivolto un saluto caloroso al magistrato Catello Maresca, sottolineandone il costante impegno sociale e la presenza attiva nelle scuole del territorio.
Una delle analisi più penetranti è arrivata dall’intervento del prof. Massimo Rubino De Ritis, ordinario di diritto commerciale all’Università Vanvitelli e avvocato, il quale ha spostato il fuoco sulla vita di tutti i giorni attraverso il celebre aneddoto del giovane giudice Falcone che indagava sul furto di un motorino trattandolo non come un reato minore, ma come banco di prova della credibilità delle istituzioni.
Rubino De Ritis ha coniato e discusso il concetto di “legalità attenuata” o “a geometria variabile” — un fenomeno diffuso in cui la tolleranza verso l’irregolarità quotidiana (dalla circolazione stradale agli spazi pubblici) normalizza l’eccezione. Quando la regola diventa facoltativa, a pagarne le conseguenze sono i soggetti più deboli privi di protezioni o relazioni. Le cause di questa fragilità risiedono nell’incertezza delle risposte istituzionali, nel vantaggio immediato dell’illecito (sleale concorrenza economica) e nella normalizzazione dell’arbitrio. La risposta, secondo il professore, passa attraverso regole chiare, controlli imparziali, decisioni tempestive e la coerenza delle classi dirigenti.
A chiudere il cerchio degli interventi è stato il magistrato Catello Maresca, la cui relazione ha unito il ricordo del metodo investigativo di Falcone — basato sul celebre principio del “follow the money” e sulla cooperazione internazionale (come nell’indagine Pizza Connection) — alle sfide attuali della giurisdizione.
Maresca ha sottolineato come la vera forza di Falcone risiedesse nelle sue “tensioni morali”, ovvero in quell’insieme di valori, deontologia e senso del dovere che permettono di superare la paura. Rievocando simboli potenti come la statua dedicata a Falcone all’FBI Academy di Quantico o il “bunker” sotterraneo del tribunale di Palermo, Maresca ha ricordato che la libertà autentica si trova nella legge e non dalla legge: le regole, al pari del casco in moto o del semaforo, non sono gabbie limitative, ma strumenti di protezione per la collettività.
Il convegno — moderato dall’avvocato Severino Berardi, che ha illustrato i quattro pilastri d’azione dell’associazione Unica (cultura antimafia, consulenza legale/psicologica, assistenza tecnica e supporto alle scuole) — si è concluso con un momento di profonda commozione dedicato al compianto consigliere segretario l’Avv. Paolo Falco, ricordato per il suo rigoroso attaccamento al dovere e ai principi della legalità.
Nelle parole conclusive di Berardi è risuonato l’insegnamento scolpito sotto la effigie americana di Giovanni Falcone: per essere felici si può fare un viaggio o una festa, ma per dare un senso alla propria vita occorre trovare uno scopo degno. E quello scopo, oggi come ieri, coincide con il rigoroso e quotidiano senso del dovere.
Un momento del convegno ha visto inoltre il ricordo dei familiari delle vittime di mafia e la proposta dell’Ordine di intitolare un’aula o apporre una targa commemorativa in tribunale, a imperitura memoria dell’Avv. Paolo Falco e dei valori incarnati da chi ha servito lo Stato con integrità.
This post was published on Nov 4, 2026 9:33
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