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“Non posso far finta di non vedere”: Michele Liguori, il suo esempio di dignità civile

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Ieri ci ha lasciati un uomo che non ho mai conosciuto, ma del quale in tanti me ne avevano parlato.
L’unico vigile addetto al settore ambientale, in forza alla Polizia municipale di Acerra.
Michele Liguori, 59 anni, ha raggiunto il Cielo un giorno prima dell’addio al mondo del Maestro Claudio Abbado, scomparso all’età di 80 anni, questa mattina.
Non so perchè, ma quando ho appreso la notizia della morte di Liguori, ho pensato subito alla Musica più appropriata, che potesse accompagnare il suo volo.
E’ stato automatico.
Liguori, come meglio racconteranno i cronisti di RoadTv Italia, era una Persona buona, che amava la sua terra e che è stato costretto a lasciarla, a causa di due tumori maligni, contratti in ragione del suo servizio.
Mi commuove e mi riempie allo stesso modo di orgoglio, questo omone che non si è mai arreso ed ha lottato con tutte le sue forze contro quella camorra che si insinua come una biscia, all’interno di Istituzioni e forze territoriali, per meglio raggiungere i suoi scopi.
Non è sceso a compromessi, Michele.
Denunciava, scattava fotografie, si rendeva inviso ai suoi stessi superiori.
Ha puntato il dito contro il maresciallo dei Carabinieri della locale stazione – condannato poi in primo grado per traffico di rifiuti illeciti –  ma che gira comodamente per le strade della città; consapevole, che questa condanna potrebbe finire presto per prescrizione.
«Questa è la terra di mio padre e di mio figlio: non potevo far finta di non vedere. A me i vigliacchi non sono mai piaciuti» – queste, le parole di Michele, che ho letto nell’articolo di Niccolò Zancan, su La Stampa.
Non può che inorgoglirmi un Uomo così, figlio della nostra terra martoriata, come non può che suscitare in me una profonda rabbia, questa storia.
Un sentimento che provo da anni, ormai.
Michele diventa così, l’Esempio civile più grande, nell’affrontare questa vita con Dignità, a testa alta; vero: ne esce morto, ma secondo me non “sconfitto”, da questa battaglia, perchè ci lascia un Esempio di Vita, di Libertà, di Giustizia.
Lo penso davvero. 
Tocca a Noi cittadini, alle uomini ed alle donne delle Istituzioni, oggi come sempre, tutelare la nostra terra.
Questa catena del male, finirà solo spezzandosi il filo sottile e robusto che lega le mafie alle Istituzioni; solo distruggendo il consenso della cittadinanza tutta, alle mafie.
Michele ci ha offerto la sua vita. Solo contro tutti, ha creduto nella Giustizia che ha fatto il suo corso, ma che potrebbe sgretolarsi presto, a causa del vano “scorrere del tempo”.
Ecco perchè occorre dare un segnale forte, se vogliamo davvero che questa gente corrotta e senza scrupoli non la faccia franca, per dare continuità all’opera di Michele, per rispettare il suo sacrificio.
Perchè l’intera società civile ne ha un disperato bisogno!
Diamo linfa, all’attivismo dei cittadini! Non abbandonateci, dietro promesse e parole!
Ho pensato e ripensato alla “colonna sonora” di questa vicenda.
Ed ho trovato in Francesco Mennillo, artista straordinario che vive ed opera su quella che oggi tutti chiamano “Terra dei Fuochi”, la risposta.
Nel suo grido di denuncia, fatto canzone.
A Michele, a Francesco, a tutte le Persone che danno voce alla nostra terra: grazie.

Non abbassiamo MAI, la “guardia”.

This post was published on Gen 20, 2014 14:00

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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