Cronaca

Pompei, immagini false delle vittime create con l’IA: il Parco chiede chiarimenti alla Federico II

Un’immagine creata con l’intelligenza artificiale e un racconto che, secondo il Parco Archeologico di Pompei, non ha basi attendibili. È quanto sarebbe stato pubblicato su Instagram in un post dedicato alla Casa del Bracciale d’Oro, uno degli edifici dell’antica città romana dove furono ritrovati i resti di alcune vittime dell’eruzione del Vesuvio.

A segnalare il caso è il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, che ha contestato apertamente l’utilizzo dell’IA per ricostruire e raccontare le persone morte durante l’eruzione. Il contenuto è apparso su un profilo intestato a un professore di chimica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Secondo Zuchtriegel, sia l’immagine sia il testo sarebbero stati realizzati attraverso strumenti di intelligenza artificiale, senza un adeguato fondamento storico.

A rendere la questione ancora più delicata è la presenza di un collegamento a un portale per la raccolta di fondi, attraverso il quale l’attività potrebbe generare introiti economici.

“È davvero sconcertante, anzi direi ripugnante“, ha dichiarato il direttore, criticando un modo di fare divulgazione che rischia di trasmettere al pubblico informazioni fuorvianti. Il Parco ha già scritto all’ateneo napoletano per chiedere un confronto e capire se un’attività di questo tipo sia compatibile con il codice etico di un’università così importante.

La vicenda arriva in un momento in cui il Parco Archeologico di Pompei ha lavorato proprio sul modo di presentare al pubblico i resti delle persone morte durante l’eruzione del 79 d.C.

La Casa del Bracciale d’Oro, dopo le prime esplorazioni effettuate nel Settecento, fu scavata interamente tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Al suo interno vennero ritrovati i resti umani di diverse vittime. Per quattro persone, due adulti e due bambini, furono realizzati dei calchi utilizzando una tecnica impiegata fin dall’Ottocento: il gesso viene versato nelle cavità lasciate nella cenere vulcanica dai corpi scomparsi.

Oggi i quattro calchi sono esposti nella Palestra Grande dell’area archeologica, all’interno di un percorso dedicato all’eruzione e alle sue vittime. L’esposizione è stata inaugurata l’11 marzo di quest’anno, dopo un lavoro che ha cercato di conciliare la funzione educativa del museo con il rispetto dovuto a chi perse la vita durante la catastrofe.

Proprio in quell’occasione il Parco ha adottato specifiche linee guida per la presentazione e il trattamento dei resti umani. Le indicazioni sono state approvate dal Comitato Scientifico e dal Consiglio di Amministrazione.

Zuchtriegel allarga il discorso anche al mondo della scuola, dove, secondo quanto gli raccontano i figli, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sarebbe sempre più diffuso. Il direttore riferisce anche di materiali didattici nei quali alcuni insegnanti lascerebbero persino le domande rivolte a ChatGPT, senza rimuoverle prima di distribuirli agli studenti.

Per questo ritiene necessario aprire una discussione più ampia sull’impatto delle nuove tecnologie nell’educazione e nella cultura. Il punto, precisa, non è rifiutare l’intelligenza artificiale, ma capire come utilizzarla senza rinunciare alla verifica delle informazioni, alla qualità della ricerca e alla responsabilità di chi comunica.

Lo stesso Parco di Pompei sta sperimentando strumenti di IA per la ricerca archeologica, la valorizzazione del patrimonio, la sicurezza e il monitoraggio dei siti. Un esempio concreto arriva dalla ricostruzione digitale della fuga di un uomo durante l’eruzione del Vesuvio, realizzata insieme all’Università degli Studi di Padova e al Laboratorio Digital Cultural Heritage.

In questo caso, il lavoro è stato sviluppato esclusivamente sulla base delle evidenze scientifiche raccolte dagli archeologi del Ministero della Cultura.

La differenza, quindi, sta nel metodo: le tecnologie possono aiutare a conoscere e raccontare il passato, ma devono partire da elementi verificabili. Quando invece immagini e storie vengono costruite senza un fondamento scientifico, il rischio è che la divulgazione finisca per allontanare le persone dalla storia che dovrebbe spiegare.

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