Riconosciuta come “perseguitata razziale”, dal 2007 al 2018, quando è morta, ha ricevuto l’assegno vitalizio di benemerenza che si rilascia ai cittadini italiani vittime di persecuzioni. Ora, però, i famigliari rischiano di dover restituire quel vitalizio, 80mila euro. A denunciare la vicenda è Ariel Finzi, rabbino della Comunità ebraica di Napoli e figlio di Messauda Fadlun, classe 1928, ebrea nata a Bengasi e cresciuta a Tripoli. Ieri la corte dei conti di Torino, competente per questo tipo di controversie, ha sospeso il provvedimento che dava ragione allo Stato e che la famiglia della donna aveva impugnato in attesa di ulteriori riscontri.
“Lo Stato chiede a mio padre Alberto, che ha quasi 99 anni, la restituzione di quella somma”, spiega Ariel Finzi sulle pagine locali del quotidiano la Repubblica. Alla donna è stato contestato che, essendo nata e cresciuta in Libia, non aveva in quel momento la piena cittadinanza italiana. E da questo, secondo gli uffici ministeriali, derivava l’insussistenza del diritto al vitalizio. Un’altra discriminazione per i famigliari della donna deceduta.
This post was published on Gen 14, 2021 11:59
Sabato 24 ottobre si sono svolti a Roma i Campionati Italiani di Laser Run, prestigioso…
Due mesi di grande musica, contaminazioni e laboratori d’eccellenza. Settecento anni di storia, arte e…
Continuano gli appuntamenti dedicati alla cultura, alla memoria e all'impegno civile nell'ambito del progetto “Officina…
Il 29 ottobre la Scuola elementare del teatro porta in scena «Le Troiane. Studio n.…
Mercoledì di recupero per la PSA Napoli EST, che domani sera tornerà in campo al…
Il segno che diventa leggenda. La mostra celebra uno dei più grandi designer che l’Italia…