Cronaca

Taverna del Re, il fuoco è spento. La diossina no

A Taverna del Re le fiamme si sono spente da giorni. L’aria no.

Il 6 settembre un deposito di rifiuti stoccati in balle, nel territorio di Giugliano va a fuoco. Arrivano i vigili del fuoco, arrivano le squadre, l’incendio viene domato, le telecamere si spostano su altro. Ma il 7 e l’8 settembre, mentre il fuoco si spegne, un campionatore dell’Arpac posizionato nei pressi del rogo resta lì a misurare quello che l’incendio ha lasciato sospeso nell’aria. Il primo risultato del monitoraggio è arrivato ieri pomeriggio: le concentrazioni di diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili rilevate sono, si legge nella nota dell’agenzia, “significativamente superiori” al valore di riferimento utilizzato dalla comunità scientifica.

Tradotto in numeri, il dato dice questo: il campionamento ha restituito un valore di 2,4 pg/Nm3 I-TEQ, contro un riferimento di 0,15 pg/Nm3 I-TEQ, la soglia adottata in Germania dal Lai e oggi punto di riferimento condiviso a livello scientifico. In termini numerici, circa sedici volte superiore.

Il pg/Nm3 I-TEQ è l’unità con cui si misura, in un metro cubo d’aria nelle condizioni normali di temperatura e pressione (il “Nm3”), il peso in picogrammi (miliardesimi di milligrammo) di queste sostanze, calcolato in base alla loro tossicità complessiva (il “TEQ”, tossicità equivalente). In pratica più il numero sale, più quell’aria si allontana dal livello che la scienza considera normale. E 2,4 contro 0,15 è una distanza enorme.

Diossine e furani non nascono da soli, si formano dalla combustione, in particolare quando a bruciare sono plastica, materiali sintetici, rifiuti indifferenziati stoccati in balle come quelli del deposito di Taverna del Re. I policlorobifenili diossina-simili appartengono alla stessa famiglia chimica e si comportano allo stesso modo: si disperdono nell’aria, si depositano al suolo, entrano nel terreno, restano nell’ambiente per anni prima di degradarsi. È per questo che la comunità scientifica li monitora con particolare attenzione ogni volta che prende fuoco un cumulo di rifiuti.

Il dato diffuso dall’Arpac riguarda un solo ciclo di rilevazione, il primo, relativo alle ore immediatamente successive al rogo. L’agenzia non ha fornito valutazioni sugli effetti sulla salute della popolazione, non ha parlato di aria pericolosa, non ha formulato conclusioni sanitarie: ha comunicato un numero e ha annunciato che i monitoraggi proseguono. Se quel valore rappresenti un picco isolato, legato al momento più acuto dell’incendio, oppure una condizione che si protrae anche nei giorni successivi, lo diranno i prossimi cicli di campionamento.

Giugliano non è una periferia qualsiasi, è uno dei comuni simbolo della Terra dei Fuochi, l’area della Campania dove per decenni rifiuti industriali e urbani sono stati sversati e bruciati illegalmente, lasciando un’eredità di contaminazione che la burocrazia continua a definire “sito di interesse nazionale“. Gli incendi nei depositi di rifiuti qui sono una costante a cui il territorio si è drammaticamente abituato: fiamme, fumo nero visibile a chilometri di distanza, l’intervento dei vigili del fuoco, la rassicurazione che prima o poi l’aria tornerà respirabile. E ogni volta, sotto la cenere, resta la stessa domanda mai davvero risolta: cosa è rimasto, questa volta, nell’aria che si respira.

Il valore di 2,4 pg/Nm3 I-TEQ non dice ancora se per chi vive a Taverna del Re ci sia un rischio concreto. Dice però che, in quelle 48 ore, qualcosa nell’aria si è allontanato nettamente da quello che la scienza considera normale, e che i prossimi cicli di monitoraggio dovranno stabilire se sia stato un episodio già alle spalle o l’ennesimo capitolo di una contaminazione che il territorio conosce fin troppo bene. A Giugliano spegnere le fiamme non è mai stata la parte più difficile. La parte difficile, ogni volta, è capire cosa resta a bruciare lentamente nell’aria, molto dopo che le telecamere se ne sono andate.

This post was published on Set 10, 2026 8:41

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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