di Anna Copertino
Pasquale Romano, 30 anni, un giovane senza macchie,un giovane legato ai suoi genitori ed alla sorella, lontano da ogni logica camorristica, in un quartiere, che non era neanche il suo, ha trovato la morte.
Il 15 ottobre 2012, in un’agguato, destinato ad un camorrista, per errore Lino è morto.
Ucciso da 14 proiettili, si perchè, chi ha sparato – quando inizia a sparare, difficilmente si ferma….- cosi dirà una volta arrestato, continua a sparare, anche se si accorge che ha sbagliato persona.
Cosi si muore da innocenti, scambiati per altri, altri che vivono nella continua necessità di nascondersi, per non essere arrestati dalle forze dell’ordine, o per non essere uccisi dai clan rivali.
Il giovane Lino, era li, nel quartiere Marianella, solo per dare un bacio alla fidanzata, prima di andare a fare una partita di calcetto con gli amici di sempre.
Assassinato….ancora una vittima innocente, ancora un giovane.
Ucciso per errore. Sotto casa della fidanzata, lontano da casa sua, lontano dalla sua famiglia, dai suoi affetti.
Ucciso, per la lotta del clan Abete-Abbinante- Notturno, con il gruppo della cosiddetta “vanella grassi” per il controllo sulle piazze di spaccio nella zona Nord del capoluogo campano.
Così muore un giovane innocente, per bene, che gioca con i suoi nipoti, che ama la sua famiglia e che sogna, un giorno di costruirsene una propria.
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