Tinto Brass è morto oggi a Roma. Aveva 93 anni e a dare la notizia è stata la famiglia. Con lui se ne va l’uomo che dagli anni Ottanta, più di chiunque altro, ha dato una faccia al cinema erotico italiano, con film come La chiave, Paprika, Così fan tutte e Monella.
All’anagrafe era Giovanni Brass. Nato a Milano il 26 marzo 1933, era cresciuto a Venezia e a quella città è rimasto legato per sempre, anche se da decenni viveva a Isola Farnese, un borgo a nordovest di Roma. Anticonformista, provocatore, riconoscibile anche per il sigaro sempre in bocca, ha girato film allegri e senza moralismi che spesso hanno fatto scandalo in Italia e a volte anche fuori.
Prima delle donne nude, però, c’era stato un altro Brass. Dopo la laurea in giurisprudenza a Ferrara, alla fine degli anni Cinquanta partì per la Francia a studiare regia e montaggio, mentre la Nouvelle Vague cambiava il modo di fare cinema. Tornato in Italia negli anni Sessanta, lavorò con Roberto Rossellini e Luigi Comencini, i suoi primi punti di riferimento. Poi vennero i suoi film sperimentali, da Col cuore in gola a L’urlo, da Nerosubianco a Dropout e La vacanza: lavori d’avanguardia apprezzati già allora e rivalutati negli ultimi tempi.
Il sesso entrò nel suo cinema con Salon Kitty, nel 1976, e poi con Caligola, tre anni dopo. Doveva essere un kolossal. Lo produceva Bob Guccione, l’editore di Penthouse, su una sceneggiatura di Gore Vidal che in origine non era erotica: fu Guccione a imporlo e a chiamare Brass. Nel cast c’erano Malcolm McDowell, Helen Mirren e Peter O’Toole. Brass e Vidal, però, litigarono presto sul copione, finché il produttore prese in mano tutto e aggiunse all’ultimo scene pornografiche esplicite contro il loro volere. All’uscita il film fu stroncato e censurato, oggi è un film di culto.
La vera popolarità arrivò negli anni Ottanta. La chiave, del 1983, con Stefania Sandrelli, fu il suo primo film dichiaratamente erotico. Seguirono Miranda, ispirato alla Locandiera di Goldoni, Paprika, ambientato negli anni Cinquanta poco prima della chiusura delle case di tolleranza, Così fan tutte, con una moglie che racconta al marito le sue avventure fuori dal matrimonio, e Monella, nella campagna veneta. Successi al cinema e poi in videocassetta. Brass li girava da autore, con ironia: donne sicure e libere davanti a uomini goffi e spesso ridicoli. Poi i suoi marchi di fabbrica: l’inquadratura che resta a lungo sul corpo femminile, soprattutto sul sedere, il nudo integrale, gli specchi, i personaggi che parlano dritti allo spettatore. Voleva guardare da osservatore nascosto più che da regista, per questo il suo cinema è stato definito “voyeuristico”. I suoi film lanciarono attrici come Claudia Koll, Francesca Dellera, Serena Grandi e Debora Caprioglio.
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, con internet e la pornografia ovunque, i suoi film smisero di far discutere. La censura, invece, non li mollò. Nel 2002 Senso ’45, con Anna Galiena e Gabriel Garko, nato dallo stesso racconto del Senso di Luchino Visconti, fu vietato ai minori di 18 anni. Brass non la mandò giù e tirò in ballo Eyes Wide Shut, vietato solo ai minori di 14: «Non hanno censurato l’orgia di Stanley Kubrick perché racconta una sessualità mortuaria, vissuta in termini quaresimali. La mia orgia invece, grottesca e beffarda, viene rifiutata».
Dopo Fallo! e Monamour non ha girato altro, anche per i problemi di salute iniziati nel 2010. A settembre, tra gli eventi prima dell’apertura dell’ultimo Festival del cinema di Venezia, in una sala del Lido è stato proiettato Col cuore in gola, il giallo girato a Londra nel 1967 con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Uno dei suoi film più sperimentali, tornato sullo schermo proprio nella città in cui era cresciuto.
This post was published on Nov 4, 2026 16:41
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