Cronaca

Napoli, dorme sulla carreggiata di via Petrarca: i residenti chiedono aiuto per un uomo senza dimora

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Si stende sull’asfalto di via Petrarca, a Posillipo, e si addormenta lì, in mezzo alla carreggiata, mentre le auto continuano a passare. I residenti lo hanno trovato così più di una volta, e ogni volta il pensiero è stato lo stesso: di notte si vede poco, basta un automobilista distratto o una macchina che arriva troppo veloce, e quella notte può finire nel modo peggiore. Per lui e per chi è al volante.

L’uomo è una persona senza dimora, gira nella zona soprattutto quando fa sera e, per la notte, cerca riparo sotto i portici della strada. Ma non sempre resta lì. A prendere in mano la questione è stato il consigliere comunale Gennaro Demetrio Paipais, che ha allertato i servizi sociali del Comune di Napoli con un sollecito di intervento urgente. La segnalazione è arrivata alla centrale dei senza dimora del Comune e all’assessorato alle Politiche Sociali.

Nel testo inviato le parole sono chiare: “Si chiede, pertanto, un immediato intervento di supporto alla persona senza dimora che registra evidenti squilibri di salute e, purtroppo, rischia di trovarsi in pericolo e di arrecarne anche alla collettività, per alcuni comportamenti. Si reitera la segnalazione chiedendo un immediato riscontro”. Oltre alle notti passate sulla strada, infatti, chi abita in zona ha notato altri atteggiamenti ritenuti pericolosi per la gente del quartiere. E alla richiesta di aiuto si sono aggiunti altri cittadini.

Paipais, però, tiene a chiarire subito un punto, perché il rischio di essere fraintesi è dietro l’angolo: “I residenti vogliono aiutare questa persona. Non c’è nessun intento di criminalizzarlo. Chiedono solo che sia tutelata la sua salute”. Il guaio è che, almeno finora, nessuno ha risposto: “Ad oggi ancora non sono intervenuti i referenti di zona”, spiega il consigliere, “ l’intervento di aiuto, soprattutto con l’abbassamento delle temperature, si rende ancor più urgente. Si auspica nella sensibilità dell’Assessore Chiara Marciani”.

La storia di via Petrarca riguarda un uomo solo, ma ci costringe a guardare chi in questa città vive senza un tetto. Di giorno queste persone le incrociamo quasi senza accorgercene: sedute su un gradino, con una busta accanto, ferme all’angolo di una strada che per noi è soltanto di passaggio. Di notte, quando i negozi abbassano le serrande e i marciapiedi si svuotano, restano sole. Più esposte al freddo, alla stanchezza, a chi passa e non sempre ha buone intenzioni.

Ma come si arriva a dormire per strada? Una risposta sola non c’è, e chi prova a darla rischia di semplificare. A volte tutto comincia con un lavoro perso e un affitto che non si riesce più a pagare, altre volte con una famiglia che si rompe, un lutto, una malattia che nessuno ha seguito in tempo. Spesso le cose arrivano una dopo l’altra e chi non ha intorno parenti o amici pronti a tendere una mano scivola più in fretta. Si perdono prima le certezze, poi i contatti, poi i punti di riferimento, persino le abitudini più semplici. Alla fine resta la strada.

Per questo la frase “vive così perché lo ha scelto” è comoda, ma il più delle volte sbagliata. Dormire su un marciapiede, o peggio su una carreggiata, non è uno stile di vita: è quello che rimane quando tutto il resto è venuto meno. E ognuno ci arriva per una strada sua, diversa da quella di chiunque altro. C’è chi ha bisogno di cure, chi di un letto caldo, chi prima di tutto di tornare a fidarsi di qualcuno.

Qui entrano in gioco i servizi pubblici: una segnalazione ha senso solo se qualcuno la raccoglie, va a vedere di persona, impara a conoscere chi ha davanti e torna a cercarlo anche il giorno dopo. Aiutare chi vive in strada vuol dire accompagnarlo, con pazienza, senza farlo sentire un problema da spostare qualche metro più in là, vuol dire rispettarne la dignità anche quando non chiede niente. E vuol dire che la responsabilità non è soltanto degli uffici: riguarda anche noi, quello che vediamo e quello che decidiamo di non vedere.

I residenti di via Petrarca hanno fatto una cosa per niente scontata, invece di chiedere che quell’uomo venisse allontanato, hanno chiesto che venisse aiutato. Adesso la mossa spetta a chi ha gli strumenti per farlo. E il freddo, si sa, non aspetta i tempi della burocrazia.

Quante altre notti dovrà passare su quell’asfalto, tra i fari delle auto, prima che qualcuno si fermi davvero accanto a lui?

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